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Perché sono importanti i vaccini?


L’introduzione delle vaccinazioni è stato l’intervento di sanità pubblica più importante per l’umanità. Essa ha determinato:
- un abbattimento dei tassi di morbosità e di mortalità dovuti alle patologie prevenibili,
- una riduzione del tasso di ospedalizzazione e degli eventuali esiti invalidanti dovuti alle patologie prevenibili.

Sino al 1999 erano obbligatorie quattro vaccinazioni per essere ammessi a scuola:
la vaccinazione anti-difterica, la vaccinazione anti-tetanica, la vaccinazione anti-poliomielitica e la vaccinazione anti-epatite virale B
Il mancato rispetto dell’obbligo comportava l’applicazione di sanzioni pecuniarie e il rifiuto dell’iscrizione a scuola. Attraverso tale prevenzione sono stati ottenuti ottimi risultati in termini di controllo delle malattie. Nel 1999, quando le strategie vaccinali adottate avevano consentito di raggiungere elevate coperture vaccinali, veniva meno l’obbligo vaccinale quale condizione per l’ammissione alla scuola dell’obbligo.


La soglia di copertura vaccinale raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge” è pari al 95%.
Se la quota di individui vaccinati all’interno di una popolazione raggiunge questo valore, si arresta la circolazione dell’agente patogeno. Il raggiungimento di tale soglia consente, quindi, di tutelare anche i soggetti fragili che, a causa delle loro condizioni di salute, non possono essere vaccinati.


Le attuali coperture vaccinali

La copertura media nazionale delle vaccinazioni è oggi pericolosamente sotto le soglie raccomandate dall’OMS.
Per esempio: dall’inizio del 2017 sono stati segnalati 3.670 casi di morbillo e 3 decessi, con un incremento di oltre il 500% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.


Le cause della riduzione della copertura vaccinale:
- scarsa consapevolezza degli effetti benefici per la salute, individuale e collettiva, derivanti dalla somministrazione dei vaccini,
- diffondersi di movimenti di opposizione alle vaccinazioni per motivi ideologici o per altri interessi,
- falsa correlazione tra i vaccini e l’insorgere di alcune patologie (ad esempio: l’autismo) e conseguente timore dei genitori di sottoporre i propri figli a vaccinazione,
- diffondersi di teorie del tutto prive di fondamento scientifico che mirano ad enfatizzare la gravità e la frequenza degli eventi avversi da vaccinazione,
- ridotta percezione dei rischi legati alle malattie infettive, proprio grazie al successo dei programmi vaccinali.


Le conseguenze della riduzione della copertura vaccinale
- aumento dei casi di malattie infettive in fasce di età diverse da quelle classiche (per esempio negli adulti) e quadri clinici più gravi, con maggiore ricorso all’ospedalizzazione,
- ricomparsa di malattie infettive che erano sotto controllo, spesso accompagnata da ritardi nella diagnosi proprio per la difficoltà di riconoscere agevolmente quadri clinici raramente o mai incontrati nella pratica clinica,
- verificarsi di casi di infezione da virus della rosolia in donne in gravidanza con rischio di infezioni del feto,
- aumento dei costi sanitari e sociali legati al diffondersi delle malattie, all’incremento dell’ospedalizzazione e degli eventuali esiti invalidanti.
 
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